scritte | writings

“Io cerco sempre la sintesi. È un lavoro che mi affascina perché devo essere sincero riguardo a me stesso, e io sono un puro sperimentatore. L’unico valore che ho ai miei occhi è che non detto leggi, ma sono uno sperimentatore. Sperimentare è l’unica cosa che mi entusiasma. Non mi interessa il lavoro artistico, capite, la posterità, la fama, ma solo il piacere della sperimentazione in se stessa. È l’unico ambito in cui posso sentire di essere onesto e sincero. Io non mi consacro a quel che faccio. Davvero, non ha alcun valore ai miei occhi. Sono profondamente cinico riguardo al mio lavoro e alla maggior parte delle opere che vedo nel mondo. Ma non sono cinico riguardo al lavoro sui materiali. È una cosa difficile da spiegare. Noi sperimentatori di professione abbiamo ereditato un’antica tradizione. Alcuni di noi sono stati tra i maggiori artisti, ma le nostre muse non sono mai diventate le nostre amanti. Per esempio, Leonardo si considerava uno scienziato che dipingeva piuttosto che un pittore che faceva lo scienziato. Non voglio certo paragonarmi a Leonardo; sto solo cercando di spiegare che c’è una lunga linea ininterrotta di persone che giudicano il proprio lavoro secondo una diversa gerarchia di valori, che sono quasi valori morali. Quindi non cado in estasi quando sono di fronte a un’opera d’arte. Sono in estasi quando mi trovo di fronte alla funzione umana, che è sottesa a tutto ciò che facciamo con le nostre mani, con i nostri sensi, eccetera. Il nostro lavoro, una volta finito, non ha l’importanza che la gran parte degli esteti gli attribuiscono. È l’atto che mi interessa, non il risultato, e io vengo preso dal risultato solo quando questo sa di sudore dell’uomo, o di pensiero espresso.” (Orson Welles 1958).