Il Manifesto | Stranglehold

RAITRE Stanotte a «Fuori orario» uno speciale su John Woo, leone d’oro alla Carriera

Stranglehold, gangster e poliziotti in mille pixel

John Woo’s Stranglehold, il videogioco del 2007 sviluppato da Tiger Hill Entertainment e Midway (distribuito in Italia da Leader) è il sequel del film Hard boiled, girato dallo stesso Woo a Hongkong nel 1992. Ora anche Stranglehold è un film e sarà trasmesso stanotte su Raitre (intorno alle 2) nel corso dello special di Fuori Orario dedicato al grande regista, autore di capolavori quali The Killer o Face off, Leone d’oro alla carriera a Venezia.

Gli autori sono Federico Ercole e Alberto Momo che in modo molto originale hanno trascritto le vicende dell’ispettore Tequila, anche qui dalle sembianze fisiche dell’attore Chow Yun-Fat, alle prese con la mafia cinese nei loro affari con quella russa, tra Chicago e la stessa Hongkong. Bastano queste due righe per il contenuto, perché la vera trama qui è visiva: sequenze registrate direttamente dal videogioco intervallate da segmenti di film in un crescendo drammatico dove via via si reinventa lo spazio scenico. Se da un lato si può dire che già Hard boiled conteneva in sé l’evoluzione a videogioco, essendo in gran parte strutturato come uno «sparatutto» in cui gangster e poliziotti spuntano da tutte le parti per eliminarsi a gran colpi di fuoco, proprio come nell’avanzare di un videogame, dall’altro persiste anche qui il lato umano di Tequila. Mentre la violenza si fa coreografia dell’astrazione e spazio/tempo si annullano per un altro istante di vita, sentiamo alcuni dialoghi tratti da The Killer e lo stesso Hard boiled in cui l’ispettore ragiona sull’uccidere. Creano suspence questi momenti di descrizione psicologica del sensibile ma anche brutale Tequila, così come colpiscono i movimenti di macchina creati dal joystick di chi gioca (lo stesso Ercole) per architettare scenografie a volte mozzafiato tra piogge sul porto e grattacieli notturni. Il vero momento magico è quando si dichiara fallita la missione a Chicago, a causa del giocatore: appaiono, come in quasi tutto il film, i tipici simbolini per indicare lo score e altre scritte della consolle. Di qui il salto nella realtà extragioco è breve, vediamo il giocatore rantolare per terra dalla disperazione, e sarà Tequila a incitarlo ad «accettare la realtà», bizzarro specchio del medium che arriva a scomporre finzione e realtà fin dentro i pixel che le compongono entrambe. Di grande poesia infine sono i momenti di sparatoria assoluta, muti, sonorizzati con brani di musica classica”

(di Elfi Reiter, Il Manifesto, 3 settembre 2010)